S.A. l’Aga Khan: noblesse oblige

ORIGINI, STORIA E CURIOSITÀ DEL PRINCIPE CHE INVENTÒ LA COSTA SMERALDA

DI VALERIA SERRA

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“Ci sono una moltitudine di spiagge di sabbia fine e nessuno a calpestarle” dice l’Aga Khan “Montagne verdi e grigie cadono nell’acqua, un tappeto porpora e giallo, rosso e blu di fiori p rofuma l’aria. Fa caldo, più che nei resort sovraffollati del sud della Francia”. È il 1964 e il Principe descrive la Costa Smeralda a un giornalista di Sports Illustrated. Com’era avvenuta, a sole due ore di volo dalle metropoli europee, la scoperta di un paradiso ancora sconosciuto? Chi è colui che, da straniero, ha realizzato quel miracolo senza offendere il paesaggio, senza prevaricare una cultura, parlando un Italiano quasi perfetto e cercando di conoscere, conservare e valorizzare quella natura che lo ha abbagliato quando nel 1959 vi è approdato dal mare? Per ritrarre Sua Altezza partiamo da lontano, dal suo retaggio familiare e dagli entourage che hanno forgiato nel tempo la primaria idea del gusto, della cultura, dell’avventura.

 

Il Sultano Sir Mohammed Shah Aga Khan

È suo nonno, il Sultano Sir Mohammed Shah Aga Khan, discendente diretto del Profeta Maometto, che per primo riconosce l’intelligenza perspicace del nipote Karim. Quarantottesimo Imam dei musulmani Ismailiti, Sir Mohammed (che eliminò l’obbligo del velo per le donne) è eletto Presidente della Società delle Nazioni nel 1937: un uomo di grande statura politica che contribuisce in modo determinante a sollevare le sorti di molti paesi asiatici. Gli impegni istituzionali non gli impediscono di coltivare quelli sentimentali: sposa in ultime nozze Yvette Labrousse Blanche – Miss Francia 1930 – ma prima ancora ha un grande amore con Cleope Teresa Magliano, torinese, ballerina de l’Opera di Montecarlo e a Torino, nel 1911, nasce il figlio Alì, padre del Principe Karim.

 

 

 

 

Sua Altezza Ali Salman Aga Khan

Ribattezzato dalla stampa Aly Khan, presiede nel 1958 il Comitato Internazionale per la Pace delle Nazioni Unite. Coltiva molte passioni, come quella ereditata dal padre per la selezione dei cavalli purosangue, e per le corse; ma nulla affascina le cronache mondane tanto quanto la sua vita amorosa. Raccontano soprattutto dell’unione con Rita Hayworth, che incontra e sposa tre anni dopo il successo cinematografico di Gilda. Aly Khan sposa la Hayworth, da cui avrà la splendida figlia Jasmine, a Cannes nel 1949, anno del suo divorzio da Joan Guinness, madre di Patrick Guinness che, attraverso questo matrimonio, diventa fratellastro del Principe Karim. (Niente di strano per l’epoca e per gli ambienti ristretti del Jet Set e ancor meno per la famiglia Guinness: più tardi Patrick sposerà la figlia della terza moglie di suo padre).

 

 

 

 

15 agosto 1946, India: il Diamond Jubilee. Durante la “cerimonia della bilancia” fu simbolicamente versato a Sua Altezza il Sultano Mohammed Shah Aga Khan l’equivalente del suo peso in diamanti, dono dei fedeli di tutto il mondo da impiegare in opere di bene.

 

 

Il giovane Principe Karim Aga Khan

Dunque, la Principessa Joan Aly Khan dà alla luce Karim al-Husayni a Ginevra il 13 dicembre del 1936. La Seconda Guerra spinge la famiglia a trasferirsi in Kenya dove Karim trascorre parte dell’infanzia e dove, oltre agli studi classici, apprende l’arabo e i fondamenti della religione islamica. Tornato in Svizzera, Karim costruisce le prime amicizie a Gstaad con i compagni di classe del College “Le Rosey”: ci sono anche il Duca di Kent e il Re del Belgio Baldovino. I risultati allo studio corrono paralleli con i successi sportivi: Karim esplode di energia ed eccelle nel tennis, nel calcio, nell’hockey su ghiaccio e nello sci che pratica a livelli agonistici.

 

 

S.A. l’Aga Khan in una foto pubblicata da Life nel 1967

 

Da Harvard al titolo di Imam

Alla Harvard University Karim ottiene una laurea in Storia Medioevale. Nel pieno degli studi, ancor prima di compiere 21 anni, il nonno Sir Mohammed Shad Aga Khan lo nomina erede del titolo di Imam degli Ismailiti. È il 1957 e la sua vita cambia: giovanissimo, Karim Aga Khan IV si trova a capo della comunità religiosa sciita che conta quasi venti milioni di fedeli nel mondo. Il magazine Life, che nell’anno successivo lo intervista, gli dedica la copertina: c’è la foto di un ragazzo solare e sorridente con indosso il blazer del College e in mano una risma di libri. È il 49° Imam, e se pure lui avrebbe voluto continuare la carriera universitaria, il mondo lo aspetta. Lo aspettano non soltanto gli incontri con le comunità religiose ma pure l’impegno imprenditoriale in progetti a favore della formazione culturale, dell’assistenza sanitaria e dello sviluppo nei paesi più poveri.

 

 

Monti di Mola

La vita si trasferisce a Parigi, prima in una dimora storica sull’Ile de la Cité, poi nella favolosa tenuta di Aiglemont alle porte della capitale francese. Il tempo per coltivare le passioni personali è sempre meno ma i cavalli, per esempio, che fanno parte della tradizione dinastica, continuano ad essere allevati con amore e con la massima perizia. E c’è l’amore per il mare e le brevi vacanze trascorse in Costa Azzurra a Vallauris, crocevia di artisti come Pablo Picasso e Jean Marais. E amici da ogni parte del mondo che davanti a una Perrier ghiacciata dissertano, tra le altre cose, di nuovi Eden da scoprire. Tra questi, una sera, c’è John Duncan Miller, un funzionario della Banca Mondiale sbarcato in Sardegna alla fine degli anni Cinquanta per verificare i risultati del piano anti-malaria. La Gallura, pur nel suo splendore, ne è infestata. In quel sopralluogo Miller perde la testa: vede la costa più bella del mondo. Solitaria, vergine, profonda, profumata di profumi mai sentiti, verde e azzurra nell’anima. Alcuni mesi dopo ci trascina Karim e insieme la esplorano dal mare e percorrono su un fuoristrada le rare sconnesse mulattiere dei “Monti di Mola”, così si chiamava prima di chiamarsi Costa Smeralda. “Poltu Celvu” come i pastori degli stazzi chiamano quell’ansa profonda, è frequentata solo da qualche mucca che, disertando il pascolo, va a rinfrescarsi sulla riva. Di notte, l’unica luce è la lanterna del faro di Capo Ferro.

 

 

Porto Cervo come la vide S.A. l’Aga Khan, ancora vergine

 

 

La Costa Smeralda

Karim ha visto molti e differenti paesaggi nel mondo ma questo gli somiglia più di altri. A Parigi comincia a concepire il suo progetto: affiancato dall’amico avvocato Andrè Ardoin torna in Sardegna e vuole accanto a sé anche Kerry Mentasti, che con la goletta Croce del Sud ha più volte navigato in queste acque solitarie. I viaggi in Sardegna diventano continui: si atterra ad Olbia sulla pista sterrata di Venafiorita e si parte come dei pionieri verso la costa, cercando, di stazzo in stazzo, di risalire ai proprietari delle terre imbevute di sole, e di acquistarle pezzo per pezzo. Acquistarle da quei pastori di cultura millenaria che non ci avrebbero scommesso dieci Lire: per loro è troppo riarsa e rocciosa, e fonte di isolamento e di vera fatica.

 

Un giorno, durante un’uscita in mare a poche centinaia di metri dalla costa, Karim dice ai suoi ospiti: “Scommetto che non riuscite a trovare il porto da qui. È straordinario: l’ingresso ha soli 320 metri di larghezza. Si tratta di una sorta di baia dei pirati. Abbiamo vietato qualsiasi costruzione sulla riva per preservare il carattere di rifugio”. Mentre sulle coste italiane o spagnole gli anni Sessanta creavano mostri architettonici, qui si costruisce bassi bassi per non alterare lo sky-line naturale; col filo di ferro si creano le sagome morbide tra i ginepri e le rocce per avere l’idea del volume che sarebbe sorto. Si parla per ore di quali colori sugli intonaci e di linee curve che possano meglio fondersi al contesto.

 

 

S.A.l’Aga Khan sul porto vecchio di Porto Cervo in costruzione, 1965

 

 

L’hotel Cala di Volpe nasce nel ’63 con queste prerogative e stupisce il mondo per la sua bellezza leggera e senza tempo. Verranno presto il Pitrizza, l’Hotel Cervo e il Romazzino; e le ville mimetizzate tra granito e macchia. Una delle prime è quella dell’ultima compagna del Principe Aly Khan, Bettina Graziani, modella francese d’innata eleganza che negli anni ’40 era stata la musa del sarto Hubert de Givenchy. Intanto, tra le nobiltà e le borghesie di tutta Europa si sparge la voce di quell’angolo del Mediterraneo baciato dagli dei. La pista dove atterravano i piccoli velivoli diventa uno scalo internazionale da cui decollano e atterrano gli aerei della compagnia Alisarda che il Principe ha creato. Sarà di casa la l’alta società, da Margareth e Tony d’Inghilterra a Costantino di Grecia, Audrey Hepburn, gli Agnelli, i Ranieri di Monaco, i Von Fürstenberg.

 

 

 

 

I matrimoni

Per Sua Altezza il vero amore arriva nel ’69, quando conosce Sarah Croker-Poole, nata a New Delhi ma di origine britannica. Il matrimonio con il Principe trasforma il suo nome in Begun Salimah Aga Khan, durerà 26 anni e darà alla luce i figli Zahra, Rahim e Hussain.

Il 1998 è l’anno del secondo matrimonio per Karim, che sposa Gabriele Renate Homey Thyssen, rampolla della celebre dinastia tedesca, laurea in Diritto Internazionale e carattere deciso e volitivo. Nel il matrimonio durato tre anni, la Begun Inaara Aga Khan regala al Principe il suo quarto genito: Aly Muhammad.

 

 

 

 

 

 

L’Aga Khan per sempre: l’AKDN

Pochi in occidente conoscono le istituzioni fondate da Sua Altezza a sostegno dell’integrazione etnica, culturale, politica, religiosa, sociale ed economica. L’Aga Khan Development Network (AKDN) è una rete di agenzie private, internazionali, non confessionali, che collaborano per il miglioramento delle condizioni di vita dei paesi in via di sviluppo. Un’organizzazione complessa, che impiega oltre 60 mila persone e crea progetti innovativi in tutto il mondo, in India, Africa, Medioriente, Europa e Usa. Tanti i settori operativi: il Fondo per lo sviluppo economico (Aga Khan Foundation for Economic Development, AKFED); l’Aga Khan Agency for Microfinance (AKAM), che si adopera per alleviare l’esclusione economica e sociale; l’Aga Khan Health Services (AKHS ) che gestisce oltre 350 centri sanitari, diagnostici, dispensari e ospedali, una delle più complete reti sanitarie private, non a fini di lucro, nei paesi del Terzo Mondo; l’Aga Khan Planning and Building Services (AKPBS) che lavora per la costruzione di villaggi, la riduzione del rischio da catastrofi, l’igiene ambientale e il miglioramento dei sistemi di erogazione idrica; l’Aga Khan Education Services (AKES) che gestisce oltre 300 scuole, tra asili, elementari e secondarie, università e corsi di dottorato con particolare attenzione alle donne, alle persone più povere e alle popolazioni di località geografiche remote.

Oltre ad aver dato vita a un progetto di 20 Accademie in Cina e in Asia, Sua Altezza ha istituito la prima Università autonoma del Pakistan, importante centro di istruzione, formazione e ricerca nelle arti e nelle scienze, con distaccamenti e istituti in Africa e nel Regno Unito. Inoltre esiste un Fondo Aga Khan per la cultura (Aga Khan trust for Culture) indirizzato alla realizzazione di musei, all’architettura, alla riabilitazione urbana.

Le agenzie lavorano insieme per creare un ponte tra le economie sviluppate e quelle ancora in via di sviluppo, con lo scopo di ridefinire un nuovo significato di cultura. Un investimento basato su un progetto di integrazione globale, un pluralismo con il rispetto delle diverse identità, vera sfida per il futuro.